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Alcuni esempi di articoli pubblicati su "La Stampa": un linguaggio sempre chiaro ed appassionante
Vi mostriamo alcuni nostri articoli pubblicati sul quotidiano "La Stampa" dall'autunno 2001. Tali articoli si riferiscono principalmente al Nord-Ovest italiano, ma possono ovviamente essere mirati a tutto il nostro paese o a zone specifiche, secondo le vostre esigenze.


Aspettando la pioggia (Da "La Stampa" del 28 settembre 2001)
Avevate fatto progetti per il week-end? L’ultima gita al mare, una bella spedizione a caccia di funghi o delle prime castagne, un’arrampicata? Purtroppo le previsioni non sono confortanti, soprattutto per quanto concerne la giornata di sabato: nubi e precipitazioni dovrebbero accompagnarci già a partire dal primo pomeriggio e proseguire indomite almeno fino alla tarda mattinata di domenica; la Liguria sarà inoltre battuta dai temporali ed accuserà il colpo, presentando un mare mosso e un cielo spesso minaccioso. Solo il pomeriggio domenicale dovrebbe riservarci l’onore di qualche bella schiarita ma a quel punto ormai il fine settimana sarà compromesso. Non preoccupatevi però: la perturbazione in arrivo non determinerà drastici cali termici ma annuncerà un periodo di grande variabilità. Una profonda depressione nei pressi delle Isole Britanniche farà infatti insorgere venti forti per diversi giorni sul Canale della Manica, disturbando notevolmente la navigazione. Altri corpi nuvolosi potrebbero di conseguenze raggiungere le nostre regioni nel corso della prossima settimana. La stabilità si allontana.

Un sabato decisamente perturbato (Da "La Stampa" del 19 ottobre 2001)
Il passaggio di un nucleo perturbato piuttosto intenso provocherà forti piogge sulle nostre regioni soprattutto nella giornata di sabato. Fin dal mattino infatti il cielo risulterà coperto e i rovesci si intensificheranno fino ad assumere anche carattere temporalesco sulla Liguria. Sulle Alpi il limite delle nevicate subirà un abbassamento, attestandosi sui 2500-2600 m. Sono pertanto fortemente sconsigliate le escursioni in montagna e le uscite in mare per i diportisti. Fortunatamente il passaggio della perturbazione risulterà piuttosto rapido e dopo le ultime precipitazioni, previste per la mattinata di domenica sul novarese, il Verbano, l’alessandrino e il Levante ligure, si assisterà ad un generale miglioramento che, dalle Alpi Marittime, si estenderà gradualmente a tutti i settori. Il pomeriggio risulterà dunque ben soleggiato con deboli venti settentrionali secchi fino in pianura, che spazzeranno via la cappa di inquinamento che per giorni ha gravato sulle nostre città. Da lunedì il tempo si presenterà variabile, con valori termici decisamente più consoni alla media del periodo.

Fino a domenica tempo buono (Da "La Stampa" del 24 ottobre 2001)
Gli automobilisti non sottovalutino la nebbia nelle prime ore del mattino in pianura, che potrebbe presentarsi anche fitta nel torinese, novarese e vercellese; per il resto possiamo tranquillamente affermare che trascorreremo questa seconda parte di settimana all’insegna del bel tempo grazie all’influsso stabilizzante dell’alta pressione. Al mattino farà piuttosto freddo ma la presenza del sole addolcirà il clima delle ore pomeridiane. Lo scarto termico tra la notte e il giorno sarà infatti ancora notevole; una ragione in più per vestirsi in modo intelligente, alleggerendosi un po’ solo dopo il mezzogiorno. La qualità dell’aria è invece destinata a peggiorare nelle grandi aree urbane, giacché non si prevedono importanti rinforzi del vento. Questa fase di stabilità dovrebbe proseguire sino a sabato, mentre domenica l’avvicinamento di una zona depressionaria dall’Atlantico favorirà un aumento della nuvolosità con rischio di pioggia tra il pomeriggio e la serata. Se pensavate di andare in cerca di funghi e castagne o di fare una bella gita nelle Langhe o nel Monferrato, sarebbe meglio scegliere la giornata di sabato.

La nebbia sarà presto spazzata via (Da "La Stampa" del 31 ottobre 2001)
L’atmosfera si muove e l’alta pressione sarà insidiata tra giovedì e venerdì dal passaggio di un fronte freddo molto rapido, ma che avrà il merito di ripulire l’aria dagli inquinanti, giacché è seguito da venti piuttosto freddi dai quadranti nord-orientali. Giovedì il freddo umido provocato dalla nebbia in pianura sarà solo un ricordo ma la massa d’aria in arrivo dirà addio anche al tepore che in questi giorni si è registrato in montagna. La perturbazione non produrrà effetti degni di nota a livello di precipitazioni. Il cielo tornerà presto sereno e da venerdì a domenica le nostre regioni rimarranno ai margini di una depressione che si formerà sul Mar Jonio e richiamerà aria ulteriormente fredda dall’est europeo; al massimo si potrà registrare un po’ di nuvolosità sabato mattina sul basso Piemonte ma non dovrebbero verificarsi piogge o nevicate. Nel primo mattino sarà comunque opportuno uscire di casa ben coperti. Tra sabato e domenica infatti potremmo assistere alle prime gelate stagionali anche in pianura. Da lunedì si prefigura poi una situazione meteorologica dinamica con nuovi impulsi freddi pronti ad avvicinarsi al nostro Paese.

Il biglietto da visita dell’inverno (Da "La Stampa" del 9 novembre 2001)
Si ventilava la possibilità che nel fine settimana il "Generale inverno" giocasse in anticipo sul calendario e facesse visita alle nostre regioni. L’ipotesi ha trovato conferma e ora siamo qui a raccontarvi di un sabato mattina che potrebbe regalare un bianco risveglio a tutti gli abitanti del cuneese, dell’alessandrino, dell’astigiano e del torinese, oltre ovviamente alle località dell’Appennino Ligure. Aria molto fredda di estrazione polare ci farà infatti visita nel corso della giornata odierna; entrando con prepotenza dalla porta della Bora, andrà ad incagliarsi contro le nostre montagne, originando dunque le prime nevicate stagionali. La corrente fredda si esaurirà nel primo pomeriggio di sabato, ma le schiarite risulteranno effimere. Domenica una profonda depressione si avvicinerà dalla Sardegna verso il nord Italia, richiamando aria molto umida, anche se fortunatamente più mite, che probabilmente ci farà trascorrere un pomeriggio sotto l’ombrello. Nevicherà ancora in montagna, ma solo a quote superiori ai 1000 m. Sconsigliamo vivamente i diportisti dall’uscire in mare: il vento soffierà molto forte in Liguria.

In arrivo episodio invernale (Da "La Stampa" del 7 novembre 2001)
Una robusta irruzione di aria fredda dalle latitudini polari investirà l’Italia tra venerdì e domenica, generando un’attiva depressione sul Tirreno che colpirà soprattutto il centro-sud. Ancora non è perfettamente chiara la sorte del nord Italia e soprattutto delle nostre regioni. Basterebbe che il minimo si collocasse un centinaio di km più a nord per essere coinvolti dalle prime nevicate stagionali fino a quote collinari e, magari miste a pioggia, a tratti sino in pianura. La probabilità del fenomeno al momento è piuttosto scarsa; sembra certo invece il sensibile calo termico e il notevole rinforzo della ventilazione. Se le correnti prevalenti fossero settentrionali, regalerebbero un week-end luminoso ma ugualmente freddo, se al contrario si imponessero le correnti di Bora al suolo e in quota si instaurasse una corrente più umida dai quadranti sud-occidentali, potremmo davvero trascorrere giornate di "passione". Bisogna però ricordare che la stagione vive costantemente di questi episodi: novembre potrebbe persino rivelarsi più freddo di dicembre. Fino a giovedì sera comunque l’inverno resterà aldilà delle Alpi.

La nebbia e gli incidenti stradali
Le prime nebbie sono le più temibili; i fitti banchi che si registrano sui tratti autostradali nel mese di ottobre spesso provocano gli incidenti più gravi di tutta la stagione. La ragione deve ricercarsi nell’effetto sorpresa, cioè nel fatto che l’automobilista non è più abituato alle improvvise riduzioni di visibilità e frena bruscamente, innescando un tamponamento a catena. La nebbia da irraggiamento, che si verifica in condizioni anticicloniche quando il cielo è sereno e l’aria in prossimità del suolo risulta molto umida, è la più temibile. Subito dopo il tramonto la diminuzione della temperatura è piuttosto rapida e i primi banchi minacciosi si alzano dai campi estendendosi rapidamente alle corsie autostradali. In pochi attimi si perdono tutti i punti di riferimento, ma il momento più brutto deve ancora arrivare; un attimo dopo infatti la visibilità può tornare buona ma quando il pericolo sembra scampato e la tensione si allenta, un altro banco ancora più fitto può essere fatale. La nebbia d’avvezione è ugualmente pericolosa ma, presentandosi molto estesa, rende il guidatore maggiormente consapevole del rischio.

Meteo: l’influenza di mari e monti
Quando si parla di previsione del tempo a livello europeo, la penisola italiana viene etichettata, giustamente, come un paese dove è molto difficile fare previsioni. Questa difficoltà è dovuta in parte alla presenza di catene montuose che deformano i fronti e bloccano le masse d'aria. Se però si osserva il comportamento di una perturbazione quando entra sul Mediterraneo, si può notare che anche il mare esercita una sua azione. Difatti il Mediterraneo ha una temperatura mediamente più alta di quella dell'Oceano Atlantico e questo consente alle perturbazioni di essere alimentate da questa nuova fonte di energia. Ecco, allora, che un fronte a prima vista innocuo, nel momento in cui entra sul Mediterraneo può trasformarsi in una linea temporalesca che nasce sul posto ed è molto difficile da prevedere. Questo discorso vale però in autunno ed in inverno, quando la terraferma ha la temperatura più bassa di quella dell'acqua. Il mare, difatti, è come un serbatoio che immagazzina calore durante i mesi estivi e poi lo cede piano piano, a differenza della terraferma che lo cede immediatamente e si raffredda subito.

L’inverno che non ti aspetti (Da "La Stampa" del 18 dicembre 2001, pubblicato in seconda pagina, con richiamo in prima)
Si entra dal fornaio, dal salumiere o dal fiorista e non si parla d’altro: il freddo è il primo argomento di discussione. L’abuso delle espressioni freddo record, freezer Italia, freddo polare, riassumono però le sensazioni che proviamo e che forse avevamo dimenticato. Ma siamo veramente di fronte ad un episodio eccezionale? La risposta parte da lontano, addirittura dal mese di agosto quando il caldo ci opprimeva e non vedevamo l’ora che arrivassero i temporali per mitigare una calura decisamente insopportabile.

Il responsabile era l’anticiclone delle Azzorre congiuntamente ad un "collega" afro-mediterraneo che teneva a bada le perturbazioni e assicurava il solleone. Quello stesso anticiclone, sia pure con tutte le metamorfosi di cui è capace, si è dimostrato particolarmente longevo e, tra alterne vicende ha caratterizzato anche tutta la prima fase dell’autunno, provocando problemi opposti a quelli tristemente famosi, verificatisi nella stagione scorsa: l’assenza di precipitazioni. La siccità che ha colpito in particolare Liguria e Valle d’Aosta in questi mesi è sotto gli occhi di tutti: è sufficiente una visita agli invasi del genovese.

All’inizio di dicembre è però comparso sulla scena europea un altro grande protagonista del tempo, l’anticiclone russo che non si ricordava così attivo dal dicembre del 97. Questo tipo di anticiclone, a differenza di quello azzorriano, che trova riscontro a tutte le quote ed è caratterizzato da aria calda, trova la sua linfa vitale nell’aria fredda che ristagna sul Bassopiano siberiano e nel costante passaggio di nuclei perturbati freddi alle quote superiori. La "guerra fredda" sembra finita anche in meteorologia, così i due anticicloni hanno stretto un patto d’acciaio lungo i paralleli dell’Europa centro-settentrionale, arrivando ad estendersi sino all’Islanda, laddove solitamente si trova una depressione semi-permanente che genera corpi nuvolosi che spesso raggiungono anche il Mediterraneo; il patto però prevedeva un altro punto: erigere un muro difensivo che impedisse all’aria mite atlantica di penetrare sul continente.

In questo modo, giorno dopo giorno l’Europa si è raffreddata, come se un gigantesco iceberg si fosse interposto tra noi e la Corrente del Golfo. Ma la meteo è come una partita a scacchi, è stata sufficiente una mossa sbagliata e la coperta è risultata troppo corta: l’Italia è rimasta scoperta e sul bordo orientale dell’anticiclone sono affluiti due impulsi di aria particolarmente gelida provenienti da un vortice originatosi dalla Russia Bianca: il primo ha investito le nostre regioni settentrionali con le bufere di neve che hanno imperversato per diverse ore nella giornata di giovedì 13, marciando a ritroso verso la Francia e la Spagna e paralizzando nei giorni successivi la Catalogna.

Il secondo impulso ha invece raggiunto ieri le regioni del medio-adriatico e quelle meridionali con nevicate anche in pianura sulla Puglia e bufere di neve su Basilicata, Molise, Campania, Marche ed Abruzzo. Nel frattempo al nord l’accumulo di neve al suolo riscontrabile in pianura, unitamente alla serenità del cielo, ha determinato temperature minime veramente eccezionali per il mese di dicembre. La neve fresca infatti riflette quasi completamente la radiazione solare impedendo il riscaldamento e mantenendo anche la temperatura diurna su valori prossimi o inferiori allo zero. Per trovare un episodio analogo nel mese di dicembre bisogna risalire agli ultimi giorni del 1996, ma in quella occasione proprio la mancanza di neve al suolo e la presenza di una coltre di nubi basse, impedì raffreddamenti considerevoli. Ora l’anticiclone mostra i primi segni di cedimento e l’Atlantico potrebbe approfittarne per regalarci un bianco Natale, bissando il "miracolo" dello scorso anno e attenuando i rigori di un inverno che ha voluto farci vedere che sa fare ancora sul serio.

Ecco i valori minimi registrati nella giornata di lunedì 17/12/01 in Piemonte e su alcune località alpine ed appenniniche:
Torino: -7°C
Alessandria: -7°C
Asti: -11°C
Biella: -10°C
Cuneo: -11°C
Novara: -10°C
Vercelli: -7°C
Monte Cimone: -15°C
Passo Resia: -13°C
Dobbiamo: -15°C
Tarvisio: -12°C
Bolzano: -10°C

Vicenza: -10°C
Terminillo: -12°C

Una speranza di neve per le valli olimpiche (da La Stampa del 24/01/06)
Tutti l’aspettano, tutti la invocano, nell’anno più importante per Torino la sua latitanza suona come una sorta di maledizione, una beffa tremenda. E’ vero che la neve abbondante sulle Alpi negli ultimi 25 anni è risultata un’anomalia più che una consuetudine, ma in un inverno decisamente freddo, parente stretto della stagione 2001-2002, sul Piemonte la mancanza di precipitazioni diviene ogni giorno più grave, soprattutto in prospettiva dell’evento olimpico. 

Sembra di rivivere il terribile biennio 88-89, 89-90 ma anche molti degli anni successivi. Basti pensare che dopo l’alluvione del novembre ‘94, sulla regione per oltre 70 giorni non si verificarono precipitazioni degne di nota. Se l’inverno è da sempre la stagione più avara di fenomeni, il cambiamento climatico degli ultimi anni ha esteso i periodi asciutti, fino a farli sfociare in vere e proprie fasi siccitose. Colpa dell’anticiclone che impedisce il regolare transito delle perturbazioni atlantiche deviandole più a nord e più ad est. 

Laddove l’abbraccio di questa figura di stabilità non interviene, cioè sulle regioni adriatiche e meridionali, si verificano ad intervalli precipitazioni importanti, nevose anche a quote basse e persino sul mare, come sta avvenendo anche in questi ultimi giorni. Inoltre la protezione offerta dall’arco alpino alla penetrazione delle correnti umide è notevole, così non solo il Piemonte ma in genere tutto l’arco alpino meridionale rimane all’asciutto. 

Se la neve al nord stenta ad arrivare, il freddo invece non manca: il mese di dicembre ha fatto segnare su tutte le regioni centro-settentrionali ben tre gradi e mezzo sotto le medie del periodo e gennaio ha mostrato un’anomalia negativa compresa tra i 6 e gli 8 gradi in montagna su tutto il territorio nazionale. Il grande gelo presente sulla Russia e in genere sull’est europeo con i –26°C registrati a Varsavia, i –16°C di Vienna e Praga in pieno giorno, rappresentano un’ulteriore testimonianza di quanto si stia dimostrando severo il “Generale Inverno” con il Vecchio Continente; nelle ultime ore parte di quell’aria siberiana ha raggiunto la nostra Penisola; si tratta probabilmente di un antipasto rispetto a quanto previsto a partire dal fine settimana, quando le correnti perturbate riusciranno ad inserirsi in modo più netto nel Mediterraneo, determinando un ulteriore peggioramento delle condizioni e una fase di maltempo che, al momento, sembra ancora una volta coinvolgere più direttamente il centro-sud, ma che non si esclude possa invece consentire anche qualche nevicata sul Piemonte e dunque su Val Susa e Val Chisone, che attendono, davvero esasperate, qualche aiuto dal cielo. 

Nel caso anche in questa occasione le nevicate non arrivassero, c’è comunque da dire che le nostre previsioni a lungo termine concedono ancora buone speranze di fiocchi bianchi sul nord Italia proprio entro la prima decade del febbraio. Infatti un anomalo riscaldamento della stratosfera al di sopra delle zone polari, sta portando alla scissione del vortice polare con colate di aria gelida che in rapida successione interverranno dapprima sul centro Europa, poi anche sul nostro Paese. E’ dunque assai probabile che gran parte del mese di febbraio trascorra con temperature sotto la media e che, al freddo, questa volta si accompagnano quelle agognate depressioni sul mar Ligure, in grado di dispensare generose nevicate su tutto il settore alpino, che presentino al mondo le vallate del Torinese con il look più consono sia alla stagione invernale che ad un simile evento.
Alessio Grosso – MeteoLive.it


 

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